
Grande ed inaspettata partecipazione di studenti ed adulti, specie del mondo dell'associazionismo e del sindacato, all'assemblea pubblica indetta dall'Unione degli Studenti di Matera, nella sala Letture di Palazzo Lanfranchi, per dar voce alle problematiche presenti in un modo diverso da quello della semplice manifestazione di piazza. L’assemblea, introdotta da Antonello Loforese, studente del Liceo Scientifico di Matera, ha avuto luogo nella giornata in cui gli studenti italiani si sono fermati per protestare per alcune decisioni intraprese dal ministro Giuseppe Fioroni, ultima quella sui debiti da recuperare entro il mese di settembre. "Non abbiamo bisogno delle manifestazioni di piazza con i grandi numeri se poi i partecipanti non ne conoscono il motivo - ha dichiarato Diana Armento nel corso della manifestazione - Bisogna, prima di tutto, fare informazione e formazione, non con il semplice volantino che spesso non si è capaci di leggere". Toccati più i volte i temi della rappresentanza studentesca e della figure di responsabilità all'interno della comunità studentesca: "Bisognerebbe rendere il voto più consapevole, non abbiamo bisogno dei rappresentanti modelli/e ma persone capaci di impegnarsi per poter cambiare qualcosa. - è intervenuta Cristiana Taccardi - Purtroppo, però, la figura di rappresentanza non riesce a poter svolgere al meglio il suo ruolo. Si evidenziano contrasti fra studenti e docenti l'introduzione di uno Statuto per gli Studenti in Stage, una Carta Nazionale dello Studente ed una Legge Quadro nazionale sul Diritto allo Studio. Aspettiamo anche una Riforma degli Organi Collegiali, che li renda paritetici, ed una valorizzazione delle Conferenze Nazionali dei Presidenti delle Consulte, il cui parere viene molto spesso ignorato. La questione degli esami di riparazione è venuta dopo e da parte nostra non vi è un NO senza se e senza ma. Crediamo che dare meritocrazia al sistema sia importante per un rilancio della formazione, a condizione che venganodefinite le modalità di preparazione dei corsi di recupero e la terzietà dei docenti che andranno a valutare - spiega Leonardo Madio - Ci sentiamo, inoltre, noi dell'Unione degli Studenti di Matera, di voler lanciare un appello alla legalità nel nostro territorio che non è un isola felice, come ci hanno fatto credere finora. Ci sono questioni di elevata importanza che vanno analizzate a fondo e discusse anche tra gli studenti ed i giovani che saranno chiamati un giorno a portare avanti questo territorio: dalle 64 barre di uranio-torio ancora presenti al centro Itrec di Rotondella al campus universitario di Matera, dal sistema degli affari denunciato da De magistris alla povertà crescente della nostra regione (23%) nonostante la presenza di petrolio". Alla manifestazione hanno partecipato, intervenendo, anche Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli assassinato 20 anni or sono insieme alla ragazza Mariarosaria a Policoro, Eustachio Nicoletti, segretario FLC CGIL e Domenico Lence, dell'Arca per la Legalità.
“Quando avranno inquinato l'ultimo fiume,
abbattuto l'ultimo albero,
preso l'ultimo bisonte,
pescato l'ultimo pesce,
solo allora si accorgeranno
di non poter mangiare
il denaro accumulato nelle loro banche”
)

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CONSIDERATO
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CHIEDE AGLI ENTI PREPOSTI E AI RISPETTIVI RESPONSABILI:
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ALLA PREFETTURA DI MATERA E DI POTENZA CHIEDIAMO
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AI SINDACI DI ROTONDELLA, DEL METAPONTINO E DELLA BASILICATA CHIEDIAMO:
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ALLE ASSOCIAZIONI, AI MOVIMENTI E AI PARTITI POLITICI CHIEDIAMO:
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di far propria la volontà dei lucani e del popolo del Sud per una denuclearizzazione del territorio manifestata nel 2003 affinchè il centro della Trisaia divenga sede di facoltà universitarie per la ricerca in Agricoltura, Turismo, per l’applicazione le Energie Rinnovabili.
LETTO E SOTTOSCRITTO - per conto della OLA [Organizzazione Lucana Ambientalista],
che se ne fa portavoce, coordinatrice e promotrice - da:
Comitato ANTI-Scorie
M.A.P. N.S.T. Movimento Antinucleare Pacifista NoScorie Trisaia
Comitato Lucano per il Controllo delle Scelte Energetiche
Comitato per la Difesa di Bosco Mangarrone di Rivello
Comitato per il No alle Antenne Selvagge nel Lagonegrese
Lipu Nazionale
Lipu Basilicata
Forum Ambientalista Nazionale
Osservatorio Nazionale Biodiversità della Lipu
Italia Nostra Calabria
Associazione Verdi per la Pace, Policoro
Osservatorio Internazionale per la Tutela dei Diritti dei Lucani nel Mondo, Zurigo
Associazione Culturale Allelammie
Rete Jonica per l'Ambiente
PeaceLink, Taranto
Arci, sezione di Pomarico (Matera)
Accademia Kronos Basilicata
Associazione Lucana Internazionale, Zurigo
Il Brigante Lucano
CE.ST.RI.M. Centro Studi e Ricerche sulle Realtà Meridionali
Presidio Antinucleare di Metaponto
Co.S.A. Comitato Salute Ambiente Pollino
Archeoart, Policoro
Fare Verde Calabria
Archivio Lucano delle Voci
Comitato contro i soprusi alla salute pubblica, Nova Siri
Centro Mediterraneo delle Arti
N.I.MER. Nuova Identità Meridionale
Associazione Terra dei Calanchi



Riporto qui di seguito un articolo di www.giornalettismo.ilcannocchiale.it. La vicenda "Scorie in Basilicata" è diventata famosa!

L'Economist è tornato ad occuparsi dei problemi italiani, questa volta affrontando l'annosa questione della criminalità organizzata che da secoli ormai impera in tutta Italia. Più precisamente, il settimanale inglese ha denunciato la penetrazione della ndrangheta in Basilicata e, oltretutto, la presenza di una corona di clan e organizzazioni limitrofe e la nascita di una nuova malavita lucana. Ci voleva l'Economist? vien da chiedersi anche dopo le stizzite repliche di alcuni politici lucani di AN, che hanno parlato di calunnie e razzismo, gente a cui evidentemente della realtà dei fatti e della necessità di un'azione forte, non importa nulla. Chissà come mai. La verità è che il "mito" della Basilicata, novella Svizzera neutrale dalle mafie che la circondano, è appunto solo un mito. Se pure non si vedono lupare agli angoli della strada, questa regione non è stata risparmiata dai cancri delle due sicilie, che piuttosto l'hanno trattata da possibile discarica d'Italia. Un destino infame, che in parte si patisce già, contro cui solo una forte mobilitazione dei cittadini ha potuto qualcosa, molto poco in verità. Una storia vecchia, che s'intreccia a storie (e scorie) ancora più vecchie, e quasi sconosciute.
LE SCORIE ATTO PRIMO - Qualche tempo fa a Scanzano Jonico, ridente cittadina marittima, un terremoto giudiziario ha spazzato via i vertici amministrativi: 15 arrestati, fra cui il sindaco, Mario Altieri (AN), il vicesindaco e l'assessore all'Agricoltura. Le accuse, molteplici: innanzitutto i brogli elettorali ("In quella sezione mettimi tizio presidente. Hai anche i nomi degli scrutatori", avrebbe detto Altieri) e, non meno importante, l'intimidazione di alcuni giornalisti avvenuta nei mesi caldi della protesta contro la famosa decisione del Governo di gettare anni di monnezza nucleare in un sito turistico e geologicamente inadatto. In quell'occasione, una parte importante la ebbe uno dei clan lucani cui probabilmente si riferisce l'Economist: il clan Scarcia. Pare infatti che il sindaco si sia rivolto ad esponenti dell'organizzazione per evitare le contestazioni (i dimostranti lo incolpavano di essere "colluso" con la decisione governativa, anzi nei fatti di averla favorita). Addirittura un giorno, uno degli arrestati - tale Giuseppe Pisanò - fece irruzione nella sede del comitato "Scanziamo le scorie" - dove Altieri si stava recando per un incontro - dicendo "Il sindaco va applaudito e ringraziato per la riuscita della protesta e non contestato".
LE SCORIE ATTO SECONDO - Ben prima di questa ultima storia di scorie, però, ce n'è un'altra che chiama in causa direttamente la 'ndrangheta. Si tratta della misteriosa presenza di 100 fusti di materiale nucleare sotterrati da qualche parte nell'entroterra lucano, la cui ricerca impegna carabinieri e forze dell'ordine da anni. Dell'origine di queste scorie, si ha solo qualche notizia nebulosa: si parla di ingegneri iracheni all'enea di Rotondella e all'Itrec di Trisaia e traffico di materiale nucleare dall'estero. Fattosta che un giorno alla 'ndrangheta viene chiesto di far sparire 600 fusti di materiale: 500 partiranno alla volta della Somalia, di notte, mentre altri 100 resteranno qui, in Basilicata. Da allora dormono, nascosti chissà dove, in una Regione in cui il tasso di incidenza tumorale è misteriosamente schizzato malgrado "l'aria pulita" e "i sani stili di vita", anche fra i giovanissimi. Anche fra i bambini. E da qualche anno si inseguono questi mostri sepolti, si gira come trottole dietro le dichiarazioni di un pentito della malavita campana che ha indirizzato più volte gli investigatori verso luoghi rivelatisi sbagliati. Una caccia alla bomba mortale che è arrivata anche qui, a un chilometro scarso da dove ora sto scrivendo. E pensare che qualcuno, l'Economist, voleva pure smentirlo.

